Si può richiamare, forse in modo grottesco, un noto aforisma di Ennio Flaiano: “la situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. Ovviamente, va esteso geograficamente e politicamente a più ampie aree del pianeta Terra.

Ma la situazione è davvero seria ed è davvero grave. Oggi emergono come i materiali oleosi sulle distese d’acqua i tanti errori del passato e chi ha preconizzato in tempi non sospetti scenari angoscianti, passando per cassandra o corvo del malaugurio, viene tardivamente considerato. Stiamo combattendo battaglie non facili: due anni di pandemia lasciano il segno (nei vivi e nei morti) e ne lasceranno molti altri, non illudiamoci. La politica sugli approvvigionamenti energetici del passato, e per passato deve intendersi l’ultimo mezzo secolo, sta rapidamente risalendo lo strato delle acque come i materiali oleosi e gli escrementi biologici non ancora divenuti idrosolubili. Fermiamoci alla sola Italia: il nucleare no, e abbiamo detto no, ma ci siamo ritrovati con gli impianti appena fuori dai nostri confini, le trivellazioni no, ma i mari che bagnano le nostre coste ospitano strutture fisse e mobili di perforazione per estrarre gas e petrolio, e i croati ringraziano, e persino gli albanesi ringraziano.

La dipendenza energetica dalla Russia l’abbiamo pagata, la stiamo pagando, continueremo – forse (e questo forse è serio e grave) – a pagarla. Per qualcuno la storia è stata ingessata, ha bisogno di riprendere la dinamica della guerra e della sopraffazione. Le “grandi potenze” hanno provocato tra la fine della prima guerra mondiale e prima della seconda, il dualismo ebraico-arabo sfociato poi nelle problematiche che portarono all’olocausto e poi alla nota risoluzione Onu del 1947: praticamente, si fece di tutto per non fare nulla, con il reiterarsi di eventi bellici elevabili all’ennesima potenza (nel senso matematico e non) sempre presenti. Ora sono tornati venti e burrasche di guerra, con l’azione della Russia nei confronti del serbatoio energetico, con vista mare, dell’Ucraina e con la macchina della diplomazia internazionale gestita da personaggi in cerca d’autore, dal ruolo degli Usa (dove ancora brucia la sconfitta in Vietnam, come quella della nazionale italiana di calcio contro la Corea), pronti, come sappiamo dai tempi di Saddam Hussein, a fare i primi attori quando c’è petrolio o comunque business nel mondo, salvo fregarsene quando si disciolse l’ex-Jugoslavia, affidata alla madonna di Medjugorje, e poi della Nato, che potrebbe intervenire senza titoli specifici nel conflitto ma si muove un po’ come fa Letta da segretario del PD. E l’Europa sta a guardare, dall’alto della mega-cattedrale della burocrazia nella quale si crogiola e all’interno della quale celebra e manifesta marcate caratteristiche amebiche. Un’accozzaglia di stati in completa disarmonia in ogni campo, dal diritto alla salute, dal welfare alla diplomazia, dal fisco alla politica economica, dall’ambiente alle politiche giovanili. Non era certo questa l’Europa sognata mezzo millennio fa da Erasmo da Rotterdam, né dal manifesto di Ventotene nello scorso secolo.

La crisi energetica diventa, quindi, una filiera negativa, dai trasporti al funzionamento degli opifici, dalla necessità di riscaldarsi e di avere sicurezza che solo la pubblica illuminazione nei luoghi in cui viviamo (per non dire delle abitazioni) può aumentare. Il prezzo dei carburanti è già alle stelle, potrebbero esserci problemi di approvvigionamento per ambulanze, vigili del fuoco, polizia. Gli scenari sono gravi e seri, altro che il sorrisetto di chi legge la sua massima, senza bisogno dei baffi che portava Flaiano! Non bastano le mobilitazioni per la pace, c’è bisogno delle palle di chi rappresenta il mondo civile, quello che vive il XXI secolo, che non è certo quello del Novecento e dei secoli precedenti, bui e semibui, e non solo perché è dotato anche di tecnologie ed ha una visione del mondo orientata alla pace, que mondo civile che credeva che a Yalta, dove oggi volano i caccia russi, Churchill, Stalin e Roosevelt avessero chiuso un ciclo dando luogo alla spartizione dopo aver abbattuto le follie hitleriane, durate troppo tempo. Ma chi ama la caccia tramanda questa “passione” ai propri posteri.

Letterio Licordari