Cosa hanno in comune, Giacomo Cirulli, vescovo di Teano-Calvi e Alife-Caiazzo in Campania, e Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America?

Lo zucchetto violaceo. Per il resto, la pensano diversamente su tanti argomenti. Soprattutto sulla pandemia. Cirulli è pro-vax, Viganò è no-vax. Cirulli, oltre a essere vescovo, è anche un medico. Nella biografia di Viganò, fra l’altro, si legge: «Nel 2018 è stato condannato da un tribunale a pagare a uno dei suoi fratelli, don Lorenzo Viganò, sacerdote disabile, un maxi-risarcimento di quasi due milioni di euro, oltre gli interessi legali e le spese
processuali, per aver gestito da solo i proventi dei beni immobili ricevuti in eredità dal padre. Monsignor Carlo Viganò fu l’iniziatore
del primo scandalo Vatileaks, in cui accusava Bertone di averlo cacciato dal Vaticano per coprire scandali e corruzione». Su Cirulli “Il Fatto Quotidiano” ha titolato: «Caserta, la decisione
del vescovo Cirulli: i sacerdoti non vaccinati non potranno distribuire la comunione».

Bruno Gemelli