A un paio di settimane ormai dalla ricorrenza del 27 gennaio, Giorno della Memoria, due fatti avvenuti a distanza di poche ore diventano spunti di riflessione e persino di rabbia. Nell’Italia stretta nella morsa della pandemia sempre più dilagante, malgrado i vaccini e i soloni (di corte e non), che si prepara al rito di una difficile elezione di un nuovo (e mai come stavolta il nuovo appare non convincente) Presidente della Repubblica, ecco un “lunedì nero” che più nero non si può.

Nella chiesa romana di Santa Lucia, nella circonvallazione Clodia, si celebra il funerale di un’attivista ancora giovane (44 anni) di Forza Nuova, ma la bara entra nel luogo sacro avvolta in una tetra bandiera nazista, con i parroci che manifestano la loro sorpresa e prendono a posteriori le distanze. Il video e le foto della cerimonia funebre fanno il giro del web e fanno storcere il naso a benpensanti e non. Un secolo fa, nel 1922, la marcia su Roma divenne una “logica” conseguenza dell’inizio della caduta di valori, e sfociò gradualmente nel fondamentalismo fascista, nelle leggi razziali, nella condivisione della guerra e del presunto pensiero nazista. Poche ore dopo una notizia che ha lasciato di sasso il Paese, la scomparsa di David Sassoli (che in molti avrebbero visto benissimo quale Capo dello Stato), giornalista di rango e raffinato nei modi e nella cultura, che in politica, da esponente di un mondo cattolico illuminato, aveva sempre combattuto per far valere i diritti delle minoranze e degli ultimi. Convinto antifascista, ma non certo mancante di obiettività e di buonsenso, Sassoli non più tardi di due anni fa fece delle opportune precisazioni sulla pericolosità del non fare politica con onestà intellettuale e visione democratica. Vale la pena di riprendere alcuni passaggi di una sua intervista a “Patria Indipendente”, periodico dell’ANPI, prendendo le distanze dalla risoluzione del Parlamento Europeo che equiparava comunismo e nazismo. “Sassoli affermò che “affiancare nazismo e comunismo è una operazione intellettualmente confusa e politicamente scorretta

E se riferita alla seconda guerra mondiale rischia di mettere sullo stesso piano vittime e carnefici”, evidenziando che “riferirsi allo scoppio della seconda guerra mondiale per ribadire un atto di fede nei sistemi democratici era sembrato ai gruppi politici un modo per ribadire la volontà dell’Unione Europea di battersi contro ogni forma di totalitarismo. E, in questo momento, per rispondere all’aggressività di una destra xenofoba e neofascista che in molti Paesi ha ripreso ad alzare la testa. Un punto di vista che credo sia largamente condiviso dalle nostre opinioni pubbliche e dalle forze politiche europeiste”. “Il problema – aggiunse – nasce quando si entra nello specifico di passaggi storici che non possono essere sintetizzati, a equiparazioni inappropriate, a riferimenti che andrebbero accuratamente verificati. Dai parlamenti ci si aspetta valutazioni politiche e non certo di scrivere la storia”.

“Le quattro risoluzioni diverse dalle quali è poi nato il testo su cui è scoppiata la polemica -disse Sassoli – sono lo specchio di storie e memorie individuali ancora molto divergenti nello sguardo sulla storia recente dell’Europa. Credo che presentarsi con quattro risoluzioni molto diverse cercando una sintesi abbia prodotto un testo che in alcuni passaggi avrebbe meritato ben altro approfondimento. Il giudizio sui sistemi comunisti nei Paesi dell’Est non credo sia in discussione, così come non può esserlo il grande contributo delle formazioni partigiane comuniste e dell’Unione sovietica nella Liberazione dell’Europa dal nazifascismo. Senza il loro impegno e sacrificio non avremmo avuto la possibilità di dare vita alla più straordinaria avventura di pace e democrazia che si chiama Unione Europea”.

Ora capiamo perché abbiamo perso un grande giornalista, ma anche e soprattutto un grandissimo ed equilibratissimo rappresentante della Politica. Di quella con la “p” maiuscola. Difficile trovarne ancora.

Letterio Licordari