La somministrazione di un vaccino ad un minore riguarda una decisione sulla salute del figlio, scelta che deve essere assunta congiuntamente da coloro che esercitano la responsabilitĂ  genitoriale a prescindere che i genitori siano coniugati, separati, divorziati , conviventi o ex conviventi.


Sorge spontaneo chiedersi cosa succede nel caso in cui uno dei due genitori non presti il consenso alla vaccinazione anticovid per il figlio infra diciottenne.
Il tribunale di Monza, con decreto del 22 luglio del 2021 è stato tra i primi ad autorizzare, su istanza della madre che aveva depositato ricorso ex art. 709 ter c.p.c. , la somministrazione del vaccino anticovid ad un minorenne nonostante il dissenso del padre.
In tale caso la madre aveva fatto rilevare che, dopo essersi consultata debitamente con il pediatra e avere ottenuto il consenso verbale dell’ex coniuge, aveva fissato l’appuntamento presso il centro vaccinale per la somministrazione del vaccino al figlio, un ragazzo di oltre quindici anni, che, tra l’altro aveva manifestato la volontà di vaccinarsi anche per poter partecipare liberamente e con tranquillità a tutte le attività scolastiche e sportive. Ma il padre del ragazzo, al momento della ricezione del modulo per il rilascio dell’autorizzazione, negava il consenso, senza giustificare tale atteggiamento con una valida motivazione.
Il Tribunale di Monza in questo caso si è uniformato all’orientamento della giurisprudenza di merito in punto di vaccinazioni (obbligatorie e non) considerando che, sussistendo un reale pericolo per la salute del minore, in relazione alla gravità e diffusione del virus e , altresì, che i dati scientifici indicavano quel trattamento efficace, sospendeva temporaneamente la responsabilità genitoriale del padre contrario al vaccino. Ai fini della decisione è stata altresì considerata la volontà manifestata dal minore che, in un messaggio inviato al padre, aveva comunicato chiaramente l’intenzione di sottoporsi al vaccino per poter tornare ad una vita normale sia sul piano scolastico che relazionale ( sport, etc.).Il Tribunale in tal caso si è conformato all’art. 3 commi 1 e 2 della legge n. 219/2017 che dispone che la persona minore di età ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione e che il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore, tenendo conto comunque della volontà della persona minore in relazione alla sua età, al suo grado di maturità e avendo come fine la salvaguardia della salute psicofisica del minore, che in questo caso aveva 15 anni e 6 mesi. Pertanto il Tribunale ha autorizzato la somministrazione del vaccino al ragazzo, conferendo alla madre la facoltà di accompagnare il minore in un centro vaccinale e sottoscrivere il relativo consenso informato, anche in assenza del consenso del padre.
Orbene il Tribunale di Monza in tale decisione ha pure dato rilevanza all’opinione della comunitĂ  scientifica nazionale e internazionale, che all’unanimitĂ  ritiene che i vaccini approvati dalle autoritĂ  nazionali e internazionali hanno una notevole efficacia nel proteggere dalla malattia grave, sia i singoli sia la collettivitĂ , con un rapporto rischi-benefici in cui i benefici sono notevolmente superiori ai rischi in tutte le fasce di etĂ , comprese quelle piĂą giovani che, tra l’altro, sono, anche quelle in cui la circolazione del virus è piĂą elevata per la loro maggiore socializzazione. Il tribunale ha anche evidenziato che in caso di mancata vaccinazione esiste sia un maggior rischio per i singoli – tra cui anche le persone minorenni – di contrarre il coronavirus, sia ripercussioni negative sulla vita sociale e lavorativa e, per quanto riguarda i minori, sul loro percorso formativo e d’istruzione.
C’è da rilevare che dopo il via libera dell’Aifa al vaccino anche ai bimbi tra i 5 e gli 11 anni i contenziosi sono aumentati anche a causa della presenza di qualche genitore no vax che si oppone alla vaccinazione del proprio figlio.
Nei casi in cui non è possibile trovare un accordo bisogna rivolgersi al Tribunale Ordinario che definirà la controversia prendendo la decisione più giusta per il benessere del minore. Sarà il Tribunale a decidere sia nel caso di genitori separati che regolarmente sposati o conviventi. Nel caso in cui c’è una separazione in corso la decisione sarà presa dal giudice di fronte al quale già pende il processo di separazione.
Si auspica per il futuro una maggiore responsabilizzazione dei genitori di persone minorenni, senza necessitĂ  di dover adire le vie giudiziarie per salvaguardare il diritto alla salute dei loro figli.

Margherita Corriere