Sanremo bifronte, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Ovvero: un pizzico di provocazione (che in realtà ne ha solo l’apparenza), dosaggio equilibrato tra cantanti post millennial, vecchie glorie e annunci di scandali che non arriveranno.


L’importante è non esagerare da nessuna parte – sembra questa la politica del riconfermato direttore artistico Amadeus, che deve aver pensato che se ce l’ha fatta l’anno scorso con l’Ariston vuoto e gli applausi registrati, adesso tutto è possibile. Per esempio, portare sul palcoscenico e davanti alla platea nuovamente al 100%, nella rosa delle co-conduttrici (leggi vallette vendute come quota rosa obbligatoria, anche se è sempre imbarazzante dirlo), un uomo che interpreta un personaggio femminile – la nobildonna toscana Drusilla Foer, al secolo l’artista Gianluca Gori. Anche qui una rivoluzione finta e nemmeno completamente gradita in senso femminista: a qualcuno piuttosto ha ricordato gli albori del teatro, quando alle donne era precluso calcare la scena e gli attori erano tutti maschi, pure en travesti; con conseguente accusa di aver rubato il posto a una donna vera (le quote rosa di cui sopra). Ovviamente Drusilla – bravissima, precisiamolo – non piace al senatore leghista Simone Pillon, che avrebbe preferito un padre di famiglia (non si è capito se come personaggio o testimonial). Ma a smorzare questa ridicola polemica è intervenuto nientemeno che il vescovo (giĂ  crociato anti dl Zan) di Sanremo, monsignor Antonio Suetta, spiegando che si tratta di un personaggio teatrale, quindi nulla di male. Se fosse stata una trans invece sì?

Il prelato ha dovuto calare con il cucchiaino a Pillon che anche i Maneskin in fondo si vestono in modo effeminato – la stessa band trionfatrice all’ultima edizione ma fino a poco fa non data per certa come tradizionale comparsata dell’anno successivo alla vittoria. Se non avessero accettato si sarebbe detto che si son montati la testa, ma è abbastanza chiaro come l’Ariston non sia esattamente la sede ideale per le performance di Damiano e compagni. I quali sono diventati un prodotto e da tali compiono scelte ondivaghe di opportunismo commerciale. All’Eurofestival poco maledetti nel censurare le parolacce di “Zitti e buoni” (e vincere pure lì), a Sanremo troppo underground per presenziare da cerimoniosi padrini. Ma la gratitudine è stata più forte dell’animo rock – il successo internazionale lo devono alla città dei fiori – e hanno detto sì.
Tornando alle quote rosa, le altre signore sono (ad oggi) intanto due icone del cinema italiano come Ornella Muti e Sabrina Ferilli, che rappresenterebbero la rottura di un altro tabù, la discriminazione che l’ambiente dello spettacolo infligge alle donne anagraficamente over – un caso sollevato anche dalle attrici di Sex and The City, travolte dallo shitstorming per essere apparse canute e rugose, oppure eccessivamente rifatte, nel reboot della serie. A Sanremo invece ci saranno due splendide tardone, seppur affiancate da colleghe giovani, Maria Chiara Giannetta, protagonista della fortunata fiction poliziesca “Blanca”, e Lorena Cesarini, nota per “Suburra” e bellezza esotica. Il ruolo di ciascuna di loro lo scopriremo ogni sera, come al solito, ma di questo quintetto (compresa Drusilla) rimane il retrogusto spiacevole di una scelta a tavolino per rappresentare tipologie femminili, come se le donne fossero un catalogo da sfogliare (la bionda e la mora; la vecchia e la giovane; la strafiga e la ragazza acqua e sapone).
Il capitolo ospiti fa registrare un altro finto scoop, quello di Checco Zalone che promette fuoco e fiamme tali da mettere a rischio il futuro di Amadeus in Rai. Si scherza e la polemica è servita. Zalone avverte il conduttore: se mi inviti non rispondo di me, e poi sarai ridotto a lavorare per Telelombardia.

Alla battuta Ama sghignazza con dubbio stile e il direttore dell’emittente sbeffeggiata, giustamente, si offende. Loro uno così comunque non lo assumerebbero, quindi in caso di licenziamento neanche lì potrĂ  riparare. La previsione piĂą comica semmai è che Zalone, millantando exploit alla Benigni che oggettivamente non saranno mai cosa sua, possa davvero dare scandalo – di certo è facile ipotizzare che al festival si parlerĂ  molto di pandemia e vaccini, soprattutto con l’inventore della “Vacinada”. La comicitĂ  rustica del pugliese potrebbe donare però qualche picco di politicamente scorretto con codazzo di telespettatori esultanti o indignati (a seconda del grado di tamarraggine), a vantaggio degli ascolti.
Sul fronte musicale il countdown verso il festival ha fatto registrare il caso del “privilegiato” Gianni Morandi, che resta in gara nonostante il suo brano sia apparso in rete per un errore dovuto alla scarsa perizia tecnologica del cantante. Mentre Arisa non è stata ammessa forse perché – ha ironizzato – ha superato il limite di partecipazioni, e i lamentosissimi Jalisse anche stavolta hanno rimediato una bocciatura.
Jovanotti, autore per Morandi, gioca pulito declinando l’invito da ospite che avrebbe offerto maggiore visibilità al cantante in gara – ma è previsto un collegamento da casa, quindi il fair play è un po’ a buon mercato. Fiorello, corteggiatissimo, non ha ancora sciolto la riserva, ma dalle dichiarazioni masticate di Amadeus si allude a una sua indisponibilità. Che potrebbe essere una tattica per creare suspence: Fiore, si sa, adora Sanremo, ma è anche vero che l’edizione pandemica dello scorso è stata per lui uno choc e aveva detto di non voler ripetere l’esperienza.
Emma Marrone, tra i big della competizione canora, ha scelto Francesca Michielin come direttrice d’orchestra, con altre levate di scudi perchĂ© la seconda non avrebbe le competenze del ruolo – e mettiamoci pure che il settore è fermo da due anni e facciamo lavorare i professionisti, salvo scoprire che non tutti i direttori dell’orchestra sanremese delle ultime edizioni sono titolati.
A proposito di canzoni, i critici che le hanno ascoltate in anteprima non ne dicono un gran bene – testi sentimentali, urla, rap, discoteca e un tocco di turpiloquio. Le leggende viventi sono il citato Morandi, Massimo Ranieri, Rettore e Zanicchi; a sfidarli i big della generazione di mezzo come Elisa, Giusy Ferreri, Vibrazioni, Fabrizio Moro; e i giovani, capitanati da Achille Lauro, la coppia Mahmood-Blanco, e, in ordine di notorietà Emma, Noemi, Irama, Ana Mena (con brano di Rocco Hunt), Michele Bravi, La Rappresentante di lista, Dargen D’Amico, Sangiovanni, Aka 7even, Ditonellapiaga (con Donatella Rettore). Tutti insieme appassionatamente – la sezione giovanile non esiste più ma le nuove proposte infiltrate tra i già famosi come Rkomi, Tananai, Matteo Romano (tiktoker fenomeno), Yuman e il duo Highsnob e Hu. Nomi stravaganti di innegabile originalità, a cui speriamo corrispondano talento e bella musica.
Il momento-emozione saranno gli omaggi a Battiato e Raffaella Carrà. Se il resto sarà noia lo scopriremo nella lunga maratona televisiva al via il prossimo 1 febbraio. Il vero batticuore lo suscita semmai il rischio di zona rossa per la Liguria. Al momento sappiamo che gli artisti saranno greenpassati e ipertamponati, e se positivi si esibiranno da remoto (come accadde nel 2021 a Irama). Non è altrettanto chiaro come farebbero a tenere aperti un teatro e un carrozzone di questa portata durante un lockdown.

Isabella Marchiolo