Mentre televisioni e giornali non parlano d’altro che della mercificazione del voto tra partiti di centrodestra e centrosinistra per l’elezione del futuro Presidente della Repubblica e mentre i lavori parlamentari sono fermi, si continua a tralasciare la grave crisi economica che sta colpendo in particolare la piccola e media impresa ma, in generale, sta interessando tutti gli italiani. Una situazione assurda ed inverosimile come se la pandemia e la crisi si fossero fermate anch’esse in attesa della fine di tali elezioni. Purtroppo, però, le cose non stanno così: le emergenze e la crisi economica non si fermano ma corrono e s’inaspriscono sempre di più. In particolare, ritengo che sarebbe opportuno procedere con due votazioni al giorno per l’elezione del Capo dello Stato per accelerare i tempi e riprendere i lavori di Commissione e di Aula per tirar fuori gli italiani e l’Italia da questo grave stallo in cui si è scivolati e dal quale è difficile uscire.

La fase è drammatica: la crisi delle materie prime e dei costi delle forniture (i prezzi dell’elettricità e del gas sono ormai alle stelle) sta soffocando piccole e medie imprese e famiglie; gli avvisi di licenziamento continuano ad essere inviati dai titolari di imprese in tutti i settori; la povertà sta dilagando e investe anche giovani e bambini ai quali le famiglie cominciano a non poter assicurare i beni primari. Tutto questo avviene mentre, come dicevo poco sopra, nei palazzi del Governo e sulla stampa non si sente parlare d’altro che dell’elezione di Draghi, di un Mattarella bis e di accordi carbonari tra le forze di Governo. Una situazione che sta a dimostrare lo smarrimento di questa maggioranza-accozzaglia che sostiene il Governo Draghi completamente disorientata e senza una rotta il cui obiettivo è cercare di trovare una geometria, come uccelli migratori impazziti, ma l’unica vera loro destinazione è il mantenimento della poltrona.

Il tutto non è più tollerabile ragion per cui auspico che si riprenda al più presto a lavorare sia al Governo che in Parlamento. La crisi non ammette soste: basti pensare al settore dell’agricoltura. Gli ultimi provvedimenti dimostrano (e gli imprenditori agricoli lo stanno lamentando a gran voce) che tutti i fondi messi a disposizione dalla Pac e anche quelli del Pnrr, andranno a foraggiare le filiere delle varie organizzazioni e nulla arriverà agli agricoltori. Parlo di quelli veri quelli che si spaccano le ossa ogni giorno e rappresentano l’anima e il cuore pulsante di questo settore fondamentale per l’economia nazionale e che, al momento, non hanno nemmeno liquidità per organizzare la prossima campagna produttiva.

La situazione è al limite del collasso: così come avevo anticipato prima che venisse pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto legislativo che ha recepito la normativa europea sulle pratiche commerciali sleali, nel testo è presente un eccesso di delega che ne annulla gli effetti. Con questa decisione sia il Governo che il Ministro confermano che, con le loro politiche, non tutelano i produttori.

Di questa crisi della agricoltura sia il Governo Draghi e, in particolare, il Ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli dovrebbero prendere atto e dare risposte ai cittadini e ai piccoli e medi imprenditori che sono ridotti alla fame. A loro dovrebbero spiegare a chi servono i contratti di filiera, dove sono quelle varie organizzazioni ora che gli agricoltori sono in forte difficoltà e, soprattutto, perché nella Finanziaria 2022 non hanno rifinanziato la cambiale agraria (emendamento da me presentato) costringendo gli agricoltori ad andare ad elemosinare alle banche crediti anche solo per organizzare la prossima campagna produttiva. I cittadini, le famiglie e gli imprenditori aspettano risposte in primis su questi punti e solo dopo sul nome del prossimo Presidente della Repubblica.

Rosa Silvana Abate