Dovrebbe suggerire una certa sollecitudine nel riassetto dei poteri italiani il rapido peggioramento della relazioni internazionali in una zona del mondo a noi molto vicina. Rivela il New York Times che Biden ha deciso di inviare nei paesi Baltici aderenti alla Nato 5 mila soldati, che potrebbero diventare 50 mila se la crisi ucraina dovesse precipitare

. Come il Dipartimento di Stato americano, anche il governo inglese ha richiamato in patria parte del personale della sua ambasciata a Kiev, e pure questo non è un buon segnale. Putin, che ha ammassato le sue truppe lun go il bordo orientale dell’Ucraina, chiede agli occidentali di non estendere ulteriormente la Nato a Est . Washington ribatte che ogni Stato sovrano deve essere libero di scegliere le proprie alleanze.
Dietro le questioni di principio ci sono corposi interessi economici. Il nostro, peraltro non l’unico, è che viene dalla Russia circa il 40% del gas consumato in Europa. E’ uno dei motivi per cui i ministri degli esteri dell’Unione, che si sono incontrati, resistono alle pressioni per nuove sanzioni nei confronti di Mosca. Un’altra ragione della prudenza europea è la debolezza dell’alleato americano. Come spiega Massimo Gaggi in un libro pubblicato da Laterza con il titolo “La scommessa Biden”, gli Stati Uniti non sono più in grado di offrire ombrelli universali, minati come sono da due crisi interne: la polarizzazione politica estrema e il malcontento per l’emergenza economica e amministrativa, con un ceto medio alle corde, infrastrutture fatiscenti, la sanità in ginocchio. Uscirne cambiando l’agenda e incendiando l’Europa è la tentazione a cui Biden dovrà resistere.

Paolo Pagliaro