Nelle elezioni politiche del 2018 il Movimento 5 Stelle fece eleggere alla Camera 227 deputati. Adesso ne ha 157, settanta in meno. Fece eleggere anche 111 senatori, che ora però si sono ridotti a 73.

Quelli che mancano godono tutti di ottima salute, il problema è che in questi tre anni hanno cambiato partito.
E’ un fenomeno, quello della migrazione da un gruppo all’altro, che riguarda un po’ tutti. Il Pd portò a Montecitorio 112 deputati, adesso a Letta ne sono rimasti 95. Forza Italia ne aveva 103 , ora ne ha 78, ne hanno 10 in più la Lega, 5 in più Fratelli d’Italia, ne ha 29 Italia Viva che nel 2018 non esisteva. Sono raddoppiati i parlamentari del gruppo Misto, che è la somma di tanti distinguo tra loro non sempre conciliabili. Chi fosse interessato ad approfondire, può consultare le tabelle che dall’inizio della legislatura il professor Salvatore Curreri tiene aggiornate sul sito la Costituzione.info.
Naturalmente il primo pensiero va al povero elettore convinto di aver votato per un partito e che poi apprende di avere in realtà votato per un altro. Ma d’altra parte il frenetico via vai che ha portato quasi il 30% dei parlamentari a lasciare la loro vecchia casa, fotografa le inquietudini di una politica sempre più ibrida e sempre meno segnata dalle vecchie identità ideologiche. E spiega perché anche in queste ore non bastino le indicazioni degli stati maggiori a garantire l’esito desiderato.

Paolo Pagliaro