All’alba del Berlusconesimo, regnante Umberto Bossi, Massimo D’Alema ebbe a dire: « La Lega c’entra moltissimo con la sinistra, non è una bestemmia. Tra la Lega e la sinistra c’è forte contiguità sociale. Il maggior partito operaio del Nord è la Lega, piaccia o non piaccia.

È una nostra costola, è stato il sintomo più evidente e robusto della crisi del nostro sistema politico e si esprime attraverso un anti-statalismo democratico e anche antifascista che non ha nulla a vedere con un blocco organico di destra».
Infatti, a quel tempo, la classe operaia che votava “rosso” nel triangolo industriale si trasferì, armi e bagagli, nel segreto dell’urna, nella Lega, portandosi dietro i veneti, notoriamente timorati
di Dio. La storia si ripete, Goffredo Bettini, già dalemiano all’epoca della Fgci, ripercorre quella strada a distanza di quasi 25 anni. A “Il Foglio” che di recente l’ha intervistato e che l’ha definito “il papa” della sinistra italiana, l’ideologo post-comunista ha risposto: «Sono definizioni insopportabili e false. Non sono un megalomane. So benissimo quale è il mio posto negli avvenimenti. Il mio resta, e sarà, nel Pd. Una nuova corrente? Non organizzerò una nuova corrente. Ma voglio contribuire al dibattito del partito. Arriveranno mesi di tempesta. Ho un’idea precisa. Il Pd deve essere il partito della buona forza, della stabilità, e costruire canali di scorrimento democratico tra l’alto e il basso. Finora “la forza” è stata rappresentata da Draghi, ma la forza può prendere vie illiberali. Chi è un illiberale? Giorgia Meloni». Ergo: «Il Pd può governare con la Lega». Pantografando la situazione all’oggi si nota l’asse strategico Emilia Romagna – Veneto per affermare l’autonomia differenziata e cose simili. Con torti e ragioni.

Bruno Gemelli