Chi non ricorda la pubblicità, negli anni Novanta, di una compagnia telefonica (che poi era l’unica in Italia…), attraverso uno spot con Massimo Lopez? All’epoca erano appena spuntati i portatili, molto onerosi per l’acquisto e la gestione, delle vere e proprie “mattonelle” che pesavano quasi un chilogrammo e avevano tanto di antenna, ma per la telefonia fissa i costi erano ancora alti e qualche minuto in più passato a conversare in interurbana quando arrivava la bolletta si avvertiva.

Poi c’è stata la liberalizzazione, perché proprio negli anni Novanta cominciò l’era della globalizzazione, quel fenomeno economico-finanziario che venne salutato da tutti come la soluzione a tutti i mali della società, passati, presenti e futuri. E anche i costi delle telefonate cominciarono a essere più abbordabili perché, si sa, la concorrenza può arrecare benefici al consumatore finale. Oggi (ancora per quanto?) le offerte delle tariffe telefoniche sono numerose e alla portata di tutti, soprattutto per quanto attiene alla rete mobile, con traffici consentiti un tempo inimmaginabili.

Telefonare costa meno, ma siamo un po’ tutti “costretti” a usare le linee telefoniche, che nel frattempo hanno permesso di mettersi in contatto con il mondo intero attraverso la trasmissione dati in internet o altre applicazioni. Parliamo, scriviamo, leggiamo, vediamo attraverso le reti telefoniche, con o senza fibra. Ci è stato utilissimo durante il lockdown del 2020, permettendoci di tenerci in contatto finanche con persone non avvicinabili che stanno a trecento metri da casa nostra.

Ma anche le megastrutture che permettono alla telefonia di recitare un ruolo che, in realtà civili e democratiche è sano e insostituibile, prima o poi dovranno fare i conti con i maggiori costi dell’energia in generale e non è da escludere che il terremoto dei prezzi di queste ultime settimane e di questi ultimi giorni non abbia significative ripercussioni. Carburanti e gas alle stelle ed energia elettrica alle stelle significano minore sicurezza sotto il profilo della qualità della vita e rallentamento di ogni ipotizzabile crescita in previsione di un semi-ritorno alla normalità auspicato dopo la pandemia, che continua a non fermarsi e che la tragedia del conflitto bellico in corso pare abbia ricondotto ad attenzione secondaria, con casi e varianti in crescita da non trascurare.

Le abitudini degli italiani, e non solo degli italiani, sono modificate rispetto al passato, ma non esiste la tendenza allo spreco. Certo, forze dell’ordine, vigili del fuoco, ambulanze, ospedali, scuole, uffici, aziende, hanno bisogno di energia e se costa molto qualcosa si deve ridurre, nonostante le rassicurazioni sugli stoccaggi se dovessero essere chiusi i rubinetti. E poi tanta gente che vive e lavora in luoghi diversi e che è costretta al pendolarismo, nella gran parte dei casi senza poter fruire di mezzi pubblici.

Situazione complessa e per molti versi drammatica, soprattutto per chi, vivendo con modesti stipendi o pensioni, si vede recapitare fatture del gas e dell’energia elettrica che non di rado superano le già striminzite entrate. Di contro, non si vede nulla di concreto, al momento, degli aiuti governativi stanziati dal governo per il “caro bollette”.

Dalla Russia arriva in Italia solo freddo gelido attraverso la catena balcanica, a ricordarci che il gas proviene in gran parte da là. Ma l’Europa deve piangere molti peccati commessi negli scorsi decenni, avendo trascurato oltre misura il problema dell’energia. Facile prendersela con quella “stronzetta” di Greta Thunberg…

Letterio Licordari