Conosco tre Capuozzo. Nel senso che ho appreso casualmente le loro storie e ho visto le loro foto sui media.

Il primo è Toni Capuozzo, giornalista, inviato di guerra per “Il Giornale”, voce controcorrente nel panorama della narrazione bellica.



Il secondo è Gennarino Capuozzo, scugnizzo partigiano, medaglia d’Oro al valor militare alla memoria con questa motivazione: «Appena dodicenne durante le giornate insurrezionali di Napoli partecipò agli scontri sostenuti contro i tedeschi, dapprima rifornendo di munizioni i patrioti e poi impugnando egli stesso le armi. In uno scontro con carri armati tedeschi, in piedi, sprezzante della morte, tra due insorti che facevano fuoco, con indomito coraggio lanciava bombe a mano fino a che lo scoppio di una granata lo sfracellava sul posto di combattimento insieme al mitragliere che gli era al fianco».



Il terzo è Ange Capuozzo, rugbista italo-francese, che ha consentito, con la sua velocità e leggerezza, alla nazionale italiana di rugby di vincere contro il Galles nel torneo Sei Nazioni. Tra le squadre meno vittoriose di questo torneo ci sono appunto l’Italia, che dalla sua ammissione al torneo non l’ha mai vinto, e la Scozia, l’unica tra le vincitrici della competizione a non avere ancora vinto un titolo dopo l’allargamento del torneo a sei squadre (Inghilterra, Galles, Irlanda, Scozia, Francia e Italia), avendo conquistato la sua ultima vittoria nel 1999.

Storie minime che restituiscono spessore al cognome tipicamente partenopeo.

Per la statistica, ci sono circa 426 famiglie Capuozzo in Italia, prevalentemente residenti in Campania

Bruno Gemelli