Capita ancora di scoprire minuscoli luoghi incantati tra i vicoli del centro di Roma. Il teatro Stanze Segrete, in attivo dal 1991 e oggi diretto da Ennio Coltorti e Adriana Ortolani, è uno di questi. Nemmeno trenta posti, un palco di dieci metri quadri incastrato tra le sedute, specchi istoriati tutt’attorno, un pianoforte in un angolo e una scala che spinge a muovere la testa come si fosse davanti a una scenografia immensa. In quello che si presenta come “il più piccolo gran teatro del mondo” va in scena fino al 22 maggio, Gli amici degli amici, testo teatrale di Franca De Angelis liberamente ispirato al racconto omonimo di Henry James.

Mentre nel racconto originale la storia ci è riportata da un narratore sconosciuto che ha trovato diari e appunti di una donna deceduta, nello spettacolo tutto è portato davanti agli spettatori in presa diretta, come ogni cosa accadesse sempre nell’esperienza viva del qui e ora teatrale. La scelta registica di Christian Angeli, che ci ha iniziato alla sua passione per i doppi con un suo precedente spettacolo dal titolo inequivocabile (Doppelgänger), è proprio quella di smontare la linea del tempo, così come lo spazio teatrale, per ricostruirla davanti ai nostri occhi in un unicum che si srotola senza soluzione di continuità. La presenza fantasmatica degli specchi sulla scena, e il contrappunto della recitazione classica, elegante e pulitissima dei tre meravigliosi interpreti (Anna Cianca, Patrizia Bernardini e Francesco Polizzi), animano la storia di James in un solido corpo scenico che mantiene una traslucenza che pare senza confini. Il racconto si inarca sulla presenza assenza di un incontro mai avvenuto e sull’ossessione per un passato che non se ne va; testo, regia e recitazione gli si annodano attorno con cambi di scena a vista, eleganti abiti di raso, broccato e diademi, e luci che nel pur minuscolo spazio delineano i confini sfocati tra il passato e il presente, il ricordo e l’azione, l’amore e l’ossessione. Grazie al ritmo sostenuto dalla bella intesa attoriale, Angeli mescola cultura classica e contemporaneo, canto dal vivo e voci fuori campo, Sex Pistols e ballate della tradizione inglese, racconto commosso e riflessione psicanalitica, per lasciarci fluire in una continua duplicazione dell’esperienza. Due sono i segni che ci aiutano a districarci in questo dedalo di sensazioni: gli occhiali che Polizzi toglie e indossa per cambiare personaggio tra lo psicanalista e Bernard, e la maschera di pizzo che la Bernardini indossa per interpretare la cameriera che annuncia la morte di Olivia. Lenti e pizzi, ancora trasparenze, raddoppi, revisioni, oscuramenti che rivelano. Ma forse non sono anche queste solo sovra determinazioni di coincidenze? Gli amici degli amici ci lascia con tante domande sull’identità, la verità del ricordo e la capacità di ricostruire un’immagine ben definita della realtà. Ma soprattutto su quell’insondabile vortice di passioni che è l’anima di tutte e tutti noi.

Federico Betta