Tempo fa, scorrendo tra diverse ricerche nel variegato mondo di internet, la mia attenzione fu catturata da una frase. Breve, concisa ma efficace. Era una semplice descrizione, un frammento di vita lasciato su una qualsiasi pagina web, destinata a lasciare un segno, quel segno.


“Mia madre voleva facessi il medico. Io le risposi, lo voglio fare ma in modo diverso, scrivendo. La medicina cura il corpo ma la scrittura cura l’anima”.
Una similitudine d’impatto che crea un legame tra due categorie di studio apparentemente distaccate, contrapposte, senza nessun nesso. Invece, scavando nella profonditĂ  del suo primario significato, si può scorgere una somiglianza evidente tra le due discipline. La nobile scienza, la medicina, veniva utilizzata fin dall’antichitĂ  per eliminare le sofferenze dell’uomo, individuando la soluzione per attenuare o distruggere le malattie, da quelle meno preoccupanti a quelle piĂą gravi.
Sin da allora, la professione del medico e’ definita da molti anni di studio, di preparazione, dove la concentrazione diventa il principale fattore da utilizzare per la memorizzazione del sapere e della conseguente pratica con il paziente.
Con la scrittura invece, il meccanismo e’ differente perchĂ© secondo vari studi non esiste una struttura del cervello incaricata di processare il linguaggio scritto. La conferma proviene dal neuro archeologo Derek Hodgson il quale per molti anni ha dedicato la sua analisi alla comprensione di segni e disegni antichi. Dalle sue ricerche e’ emerso che solo nel momento in cui un individuo si cimenta in tale pratica, un’area specifica del suo cervello comincia a prendere forma. Dunque, possiamo dedurre che e’ una sorta di attivitĂ  che si sviluppa con l’azione e matura lentamente nel corso del tempo. Un’attivitĂ  dettata da un bisogno che prima di diventare passione, diventa istinto e si fa strada nell’animo dell’essere umano. Da qui in poi, l’utilizzo della scrittura e’ connesso ad una necessitĂ  terapeutica, nata al fine di curare il dolore.
Un semplice segno su un foglio, una banale sequenza di lettere, consentono ad un determinato individuo di arginare i sentimenti negativi che lo circondano. L’uomo prova una sorta di liberazione e subisce una trasformazione inconsapevole, che lo conduce ad una rinascita. Una rinascita morale e fisica, che trova spazio e origine nella locuzione latina: “mens sana in corpore sano”. Allora ecco che entra in gioco la sensazione di sollievo, di benessere, proprio come avviene con un farmaco che agisce sull’organismo. Qui dunque, si colloca un altro bellissimo paragone con la medicina. Il farmaco e’ l’equivalente della penna mentre il segno che viene inciso sul foglio e’ la pillola che termina nell’apparato digerente, per fare qualche esempio. L’incisione chirurgica e’ l’inchiostro che racconta un determinato stato d’animo, la ferita riparata e’ il cuore che si sente piĂą leggero, senza pesi. Due forme di vita, di arte, diverse ma uguali, opposte ma uniche nel loro scopo. Se volessimo riassumerli in una sola parola, potremmo paragonarli al concetto della vita stessa. La vita fatta di salite, discese, fallimenti e successi. Un’altalena di gioia e dolore, che si alternano su un foglio, giĂ  letto dal destino ma tutto da scrivere per l’essere umano. Una creatura fragile, bisognosa di attenzioni. Cure che solo due branche così simili e contrapposte sono in grado di fornirgli. Metodo e forma differente ma un unico obiettivo, il benessere del cuore umano.

Benedicta Felice