di Nicoletta Toselli

Cosi’ recitava un vecchio slogan, ironizzando sulla certezza di una radio decisamente al “maschile”, con punte di femminile a ornamento e corollario.

L’offerta della radio è pensata e realizzata da maschi, con pochissime donne ai vertici delle emittenti, mancano sensibilità e visione femminile.

La radio giornalmente viene seguita dal 73,82% dai maschi e al 60,62% dalle femmine,13,2 punti di differenza fra i due sessi. Davvero tanto e significativo.
Maschio il tecnicismo, maschio il potere decisionale.
A noi donne, l’arduo compito di possedere un timbro gradevole che come in un puzzle si deve inserire, incastrare perfettamente in quella voce poderosa e calda del partner maschile di turno.
Altresì , fortuna a metà , se conduce un programma da sola, bilanciata fra il complimento più frequente ã€Šcomunque per essere una donna ha un bel timbro ã€‹alla rassegnazione del fatidico detto ã€Špurtroppo di voce femminile belle ne ascoltiamo poche 》.

Una ricerca condotta dall’ università degli studi di Bologna intitolata “La radio e i programmi radiofonici al femminile nel contesto internazionale” ha evidenziato che :

《Sono state individuate quattro tipologie di soggetti e di prodotti che compongono l’universo della radio di genere: 1) stazioni radio interamente dedicate; 2) programmi o fasce orarie gestite da donne per le donne all’interno della programmazione di radio generaliste, prevalentemente radio locali comunitarie, di campus o pirata; 3) programmi trasmessi da emittenti pubbliche; 4) associazioni e organizzazioni nazionali e internazionali che sostengono l’impegno attivo delle donne nelle radio o che utilizzano la radio per promuovere la condizione della donna. Attualmente il maggior numero d’iniziative di radio di/per le donne si riscontra nel settore della radiofonia comunitaria. I contenuti prevalenti nei programmi radiofonici al femminile riguardano tematiche di genere (vissuto personale, vita quotidiana, lavoro, famiglia, salute); politica e informazione (analisi delle notizie a livello locale, nazionale e internazionale); il ruolo delle donne nella cultura; l’agenda degli eventi locali o nazionali che riguardano specificamente le donne. Poco rilievo è dato invece al tema del lavoro e al rapporto tra donne e tecnologie. Diverse sono le posizioni rispetto all’adozione di una prospettiva femminista esplicita e militante. Nella maggioranza dei casi sono evitate dichiarazioni programmatiche o ideologiche rispetto alla condizione e al ruolo della donna, puntando invece sull’apertura degli spazi di espressione e di rappresentazione del mondo e dei linguaggi femminili, allo scopo di favorire un più ampio ascolto. La produzione radiofonica di/per le donne si caratterizza per due aspetti essenziali: si basa per lo più sul lavoro volontario e non retribuito; esprime una concezione del lavoro di gruppo orizzontale e altamente flessibile, con una debole definizione di ruoli formali e funzionali. Ciò ostacola la realizzazione di progetti complessi e indebolisce la capacità produttiva e soprattutto la tenuta nel tempo del gruppo di lavoro 》.

Affermava Rita Levi Montalcini ã€ŠLe donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente, hanno dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale, sono la colonna vertebrale della società》.

Mentre in molti ambiti continua a essere valorizzata in via prioritaria per il suo aspetto esteriore, nella radiofonia la donna vede inizialmente un vantaggio, dovendo dimostrare abilità in arte oratoria e timbro di voce, superando così il gap di una fisicità richiesta in altri ambiti dai media.
Scopro così, per caso, radio FIP, un’ emittente che esiste da 40 anni e dal 1971 al microfono solo speaker donne, i casting avvengono al buio, senza vedere il volto della candidata. Si cerca timbro di voce calmo e lento, glamour, ironia.
Immaginiamo Parigi, siamo sintonizzati sui 105,1 Mhz, la musica, più delle volte Jazz, si interrompe e la voce di Susana ti porta alla scoperta dei più famosi musical, poi arrivano le interviste di Emilie, Sonia svela le ultime uscite sul panorama internazionale e poi Jane, Charlotte, e Stephanie che presenta concerti live, tutte con la stessa tonalità di voce, le chiamano “ Fipettes”.
Il fondatore di Twitter la definisce “la migliore radio del mondo” e non è una radio femminista. I numeri? 365.000 radioascoltatori che ogni giorno si sintonizzano, 11 milioni che seguono dal sito, ed è un successo davvero tutto femminile.
Un altro esempio di donna che si è ritagliata uno spazio importante è Irene Zerbini.
Giornalista, conduttrice radiofonica e televisiva, autrice di documentari. Ha una passione per il Canada, dove ha la cittadinanza. Dichiara: 《Mi piacciono le contaminazioni culturali e lo scambio che solo il confronto internazionale può generare. Penso che condividendo tra nazioni esperienze, pratiche e persone, si risparmierebbe tutti un sacco di tempo. Mi piacciono i giovani che non imitano i vecchi, le periferie dei centri urbani, le persone immuni dall’ansia e quelle disposte a cambiare idea》.
Altra speaker dalla personalità forte è  Francesca Rovedo detta “Cheyenne”, dal 2005 a RTL 102,5.
Afferma: ã€ŠIn radio puoi dare molto devi  avere la capacità di raccontare con la voce il mondo a 360°. Inoltre è l’unico mezzo di comunicazione che regge nonostante tutto e non potrà mai essere surclassato perché è fruibile in qualsiasi situazione.
Il linguaggio radiofonico non lo puoi apprendere, è molto istintivo, devi possedere capacità di empatia a chilometri di distanza. Puoi imparare la tecnica: pause e tempi da rispettare. La radio vive sull’ hic et nunc, qui e ora, mai supporre che le persone sappiano di cosa stai parlando》.
Anche nelle forze armate il monopolio è maschile ma da poco il Tenente Liberata D’Aniello, 27 anni, originaria di Pompei, è diventata la prima donna speaker delle Frecce Tricolori. Afferma che il sesso non conta, vale solo la fiducia mentre sei a fianco di uno speaker uomo, nel suo caso Andrea Soro. Fiducia nel raccontare a due voci che rende lo spettacolo più dinamico e più accattivante.
Non posso non citare e ricordare una grande attrice del passato ,attuale più che mai , da riascoltare per modernità ,ironia e femminilità. Franca Valeri :   â€œLa signora Valeri – Le donne alla radio “ un album registrato dal vivo durante le sue straordinarie  trasmissioni radiofoniche .  In questi primi mesi del 2020 rilevo altresì che la radio si è espressa più sul lato del “dire” che del “fare verso il sociale”. Siamo un paese in difficoltà, cittadini schiacciati dalla mancata semplificazioni di leggi, norme e regolamenti.
Lo sviluppo digitale è ancora lento in Italia e quindi dipende da chi fa comunicazione sostenere una cultura al servizio del cittadino che dalla radio si aspetta più fatti e meno racconti. Meno retorica e più semplificazione. Tolti pochi esempi la radio e i suoi editori in questo periodo di pandemia non hanno saputo unirsi in grandi azioni. Dobbiamo invece ricordare, senza storcere il naso,  Fedez e Chiara Ferragni che  solo con  l’ aiuto dei social, hanno costruito una nuova area di terapia intensiva del San Raffaele di Milano, raccogliendo più di € 4.000 000 e hanno così scritto una “pagina del fare”. Le radio ad esempio non sono state capaci di unirsi e da qui ora partono le riflessioni sul concetto di unità visto che i pochi eventi che hanno riunito più radio sono stati dimenticati due minuti dopo la fine.
Amo la radio e la vivo quotidianamente , ho affrontato da spettatrice questo viaggio di riscoperta di un mondo che mi appassiona,  privandomi del giudizio di parte e ho scelto modelli rappresentativi non potendo citare tutti i nomi comunque presenti nel panorama radiofonico.
E’ assolutamente necessario riequilibrare anche nel mondo della radiofonia mission e finalità, il mondo è nuovamente cambiato.